Una preghiera di apertura e di chiusura che accompagnano la pratica.

Nella tradizione dell'Ashtanga Yoga, la pratica viene introdotta e conclusa dalla recitazione di due mantra.
Il mantra di apertura è un'invocazione alla tradizione degli insegnanti e a Patañjali, figura a cui viene tradizionalmente attribuita la codificazione dello Yoga nei Yoga Sūtra.
Il mantra di chiusura, chiamato anche Maṅgalamantra, è invece un augurio di benessere e pace per tutti gli esseri.
La recitazione segna l'inizio e la conclusione della pratica, creando uno spazio di raccoglimento e ricordando che ciò che pratichiamo oggi è parte di una tradizione trasmessa attraverso generazioni di insegnanti e praticanti.


Opening Mantra

Il mantra di apertura è innanzitutto un gesto di riconoscimento e gratitudine verso la tradizione.

La prima parte rivolge l'omaggio ai guru, agli insegnanti attraverso i quali la conoscenza dello yoga è stata trasmessa. I loro piedi sono descritti poeticamente come caraṇāravinda, “piedi di loto”: un'immagine tradizionale che esprime rispetto, devozione e riconoscenza.

La seconda parte è dedicata a Patañjali, rappresentato secondo l'iconografia tradizionale con forma umana e attributi simbolici: la conchiglia, il disco e la spada. Le mille teste ricordano la sua associazione con il serpente Ananta, simbolo di vastità e continuità.

La recitazione non è quindi una semplice formula introduttiva. È un modo per ricordare, prima ancora di iniziare, che la pratica non nasce da noi e non appartiene a noi: riceviamo qualcosa che è stato trasmesso e che, attraverso la nostra pratica, siamo chiamati a custodire e comprendere.


वन्दे गुरूणां चरणारविन्दे
सन्दर्शितस्वात्मसुखावबोधे ।
निःश्रेयसे जाङलिकायमाने
संसरहालाहलमोहशान्त्यै ॥
आबाहुपुरुशाकारं
शंन्खचक्रासि धारिणम् ।
सहस्रशिर्समं श्वेतमं
प्रणमामि पतञ

_____

Oṃ
vande gurūṇāṃ caraṇāravinde
sandarśita svātma sukhāva bodhe |
niḥśreyase jāṅgalikāyamāne
saṃsāra hālāhala mohaśāntyai ||
ābāhu puruṣākāraṃ
śaṅkhacakrāsi dhāriṇam |
sahasra śirasaṃ śvetaṃ
praṇamāmi patañjalim ||
Oṃ
_____

Om
Prego, prostrato ai piedi del Maestro Supremo
che insegna la via per conoscere la grande gioia del risveglio;
lui è il guaritore della giungla, che sa pacificare le illusioni
ed eliminare il veleno dell’ignoranza dell’esistenza condizionata.
Mi inchino a Patañjali la cui parte superiore ha forma umana, 
incoronato da un cobra a mille teste bianche 
le braccia che reggono una conchiglia (il suono Divino),
un disco di luce (il tempo infinito)
e una spada (la discriminazione).
Om

Closing Mantra

Maṅgalamantra (invocazione/formula di buon auspicio)

l mantra di chiusura amplia lo sguardo oltre la pratica personale. Dopo aver dedicato l'inizio della pratica alla tradizione e agli insegnanti, la conclusione diventa un augurio rivolto al mondo: benessere per l'umanità, giustizia nel governo della terra e felicità per tutti gli esseri.

È un passaggio significativo. La pratica dello yoga comincia nell'esperienza individuale, ma non è destinata a rimanere confinata lì.

L'ultima parola del mantra è śāntiḥ, “pace”, ripetuta tre volte.
Tradizionalmente, la triplice ripetizione richiama la pace desiderata a tutti i livelli dell'esistenza. È un modo semplice e potente di concludere la pratica: dopo essere tornati al respiro, al corpo e alla propria attenzione, lo sguardo si apre nuovamente verso ciò che ci circonda.


स्वस्तिप्रजाभ्यः परिपालयन्ताम्
न्यायेन मार्गेण महीं महीशाः |
गोब्राह्मणेभ्यः उभमस्तु नित्यं
लोकाः समस्ताः सुखिनो भवन्तु ||
ॐ अन्तिः अन्तिः अन्तिः
_____

Oṃ

svastiprajābhyaḥ paripālayantāṃ
nyāyena mārgeṇa mahīṃ mahīśāḥ |
gobrāhmaṇebhyaḥ śubhamastu nityaṃ
lokāḥ samastāḥ sukhino bhavantu ||
Oṃ śāntiḥ śāntiḥ śāntiḥ
_____

Possa l’umanità prosperare
e i potenti della terra governarla
camminando sul sentiero della giustizia,
possa l’universo essere buono con tutti coloro
che riconoscono la sacralità della terra,
e tutti i popoli della terra vivere nella gioia.
Om, pace, pace, pace.


Perché recitiamo i mantra?

Recitare un mantra significa dare alla pratica un inizio e una conclusione consapevoli.
La voce, il ritmo e la ripetizione aiutano a raccogliere l'attenzione e a lasciare progressivamente fuori dalla shala ciò che appartiene alla quotidianità.
Non è necessario conoscere immediatamente ogni parola per poterlo recitare. La comprensione, però, arricchisce l'esperienza: conoscere il significato di ciò che pronunciamo permette al suono di non rimanere una semplice formula e alla recitazione di diventare parte della pratica.
A Nilaya il mantra è questo: un momento per fermarsi, ricordare da dove proviene ciò che stiamo per praticare e, alla fine, lasciare andare la pratica con un augurio rivolto a tutti.

Nota sulla traslitterazione

I testi sono riportati in IAST (International Alphabet of Sanskrit Transliteration), il sistema di traslitterazione che permette di rappresentare con precisione i suoni del sanscrito attraverso l'alfabeto latino. Per questo compaiono segni come ā, ī, ū, ṛ, ś, ṣ, ñ e ṃ: non sono elementi decorativi, ma indicano suoni specifici della lingua sanscrita.